Circuito OFF 2026

Maurizio Ligabue

Nato a Correggio (Reggio Emilia), dove attualmente vive e lavora, Maurizio Ligabue intraprende il suo percorso nel mondo della fotografia nel 1978 come autodidatta. A causa degli impegni familiari e lavorativi, la sua passione subisce una lunga interruzione, fino alla svolta del 2005: in occasione di un viaggio a Praga riprende a fotografare, inizialmente in analogico e successivamente in digitale, riscoprendo il bisogno di un approccio più maturo, consapevole e approfondito.
Incontri e Crescita Formativa.

Un ruolo fondamentale nella sua crescita artistica e umana è legato agli incontri con importanti autori e curatori, che hanno arricchito la sua visione:
• Stanislao Farri, Antonella Monzoni
• Silvano Bicocchi
• Monica Bulaj
• Laura Manione
• Giuliano Ferrari
• Gigi Montali
• Massimo Mazzoli
• Tiziano Ghidorsi
• La sua formazione e il perfezionamento del linguaggio visivo sono stati fortemente alimentati dalla partecipazione attiva ai circoli della F.I.A.F. (Federazione Italiana Associazioni Fotografiche):
• Il Fotogramma di Scandiano
• Gruppo Fotografico Grandangolo B.F.I. di Carpi
• Bottega Photographica di Boretto (alle cui attività prende parte da diversi anni)
• Negli ultimi anni ha inoltre ampliato il proprio raggio d’azione dedicandosi alla fotografia di scena, attraverso collaborazioni stabili con teatri e compagnie artistiche.
Pubblicazioni e Cataloghi

• Cataloghi delle mostre di FotoCarpi: edizioni dal 2014 al 2024.
• 2017: Catalogo del progetto collettivo FUTURA – STORIE DI DONNE, coordinato da
Antonella Monzoni.
• 2021: Catalogo del progetto collettivo IL PO – OSSERVAZIONI, ATTRAVERSAMENTI,
CORRENTI, coordinato dalla Dott.ssa Laura Manione.

Progetto

Sospensioni di memoria

Il progetto fotografico esplora il confine labile tra realtà, sogno e rappresentazione teatrale, trasformando la performance dal vivo in una
narrazione visiva universale. Attraverso l’uso del colore e il contrasto netto dei fondali bui, le immagini catturano l’essenza del teatro di figura e del mimo
contemporaneo.
I soggetti, truccati con maschere d’ispirazione espressionista, non interpretano semplici personaggi, ma archetipi emotivi: l’attesa, la solitudine, il legame e lo stupore. La sequenza visiva non segue una trama lineare, bensì un flusso di coscienza visivo, dove il gesto drammatico e la tensione corporea diventano
scrittura fotografica.

Esposto presso: