Circuito OFF 2026
Barbara Leoni
Sono una persona profondamente creativa. La fotografia è il mio principale mezzo di espressione, ma amo anche la pittura, il collage e la sperimentazione artistica. Quando creo mi estraneo dalla quotidianità e mi immergo in un mondo tutto mio, fatto di immagini, emozioni e intuizioni.
Attraverso la fotografia cerco di raccontare ciò che spesso va oltre ciò che gli occhi vedono. Nel corso degli anni ho ottenuto numerosi riconoscimenti in concorsi fotografici nazionali e internazionali e ho partecipato a diverse mostre collettive in Italia. Tra i riconoscimenti più significativi, il primo posto al concorso nazionale “Un istante d’acqua” nel 2013 e il terzo posto agli ND Awards 2024 nella categoria People –
Children, oltre a numerose menzioni d’onore, nomination e selezioni.
Progetto
Il posto di ciò che non c’è
Questo progetto nasce da una riflessione sull’assenza e sulla mancanza, ma non intende rappresentarle attraverso il vuoto in senso assoluto. Cerca piuttosto ciò che della mancanza rimane visibile: il posto occupato da ciò che non c’è, la funzione rimasta sospesa, la traccia lasciata dalla sottrazione. Le immagini osservano oggetti e frammenti della realtà quotidiana privati di ciò che li completa. Un piattino senza la tazzina, una custodia senza gli occhiali, un contenitore senza il proprio contenuto, una pagina priva delle parole che dovrebbe accogliere: elementi semplici e riconoscibili che, attraverso una sottrazione minima, acquistano un significato diverso. L’oggetto
non scompare. Rimane. Ed è proprio la sua permanenza a rendere percepibile ciò che manca. La
stessa idea si estende alla terra arida, dove le crepe diventano il segno visibile di ciò che non c’è più:
la memoria dell’acqua. In ogni immagine la mancanza non viene mostrata direttamente, ma suggerita attraverso ciò che resta, attraverso una forma, una superficie, una funzione o un segno. Il progetto evita volutamente la presenza esplicita dell’essere umano e ogni narrazione personale.
L’assenza rimane così aperta a diverse interpretazioni: può essere perdita, privazione, attesa, desiderio, cambiamento o memoria. Il bianco e nero contribuisce a ricondurre le immagini a una dimensione essenziale, concentrando l’attenzione sulle forme, sulle superfici, sulla luce e sul rapporto tra ciò che è presente e ciò che non lo è. Il contrasto deciso non vuole accentuare il dramma della mancanza, ma renderne più nitida la presenza attraverso ciò che rimane. Non fotografare ciò che è stato perduto, ma ciò che la sua assenza lascia dietro di sé. Questo è il centro del progetto. Perché ciò che non c’è non coincide necessariamente con il nulla. Può lasciare un posto.
Una forma. Una traccia. Una memoria.
