Circuito OFF 2026

Andrea Giliberto Giusti

Inizio con la fotografia fin da piccolo, divertendomi a sviluppare in camera oscura in una soffitta a casa di mia zia Il tempo passa tra alti e bassi nella fotografia spesso lasciandola e riprendendola.
Per la mia laurea mi viene regalata la mia prima fotocamera digitale e la passione per la fotografia riesplode.
Mi cimento in vari generi fotografici, quale foto natura, foto di matrimonio e urbex.
Interessato da sempre alla ritrattistica, alla moda e alle foto da rivista, inizio a conoscere diverse modelle e fotografi.
Dopo svariati eventi, mi accorgo che questa realtà comincia a starmi stretta, non riesco a trovare la mia identità fotografica.
Nel 2020 finalmente la svolta, inizio a studiare fotografia con il Maestro Roberto Mannini. Dal buio alla luce.
Riesce, con la sua passione, professionalità, umiltà e pazienza, a farmi capire quale sia il mio cammino, la Conoscenza.
Dal quel momento il mio percorso fotografico è incentrato sullo studio dei grandi maestri che hanno scritto la storia.

Progetto

Quiete Apparente

Quiete Apparente è un progetto fotografico composto da cinque immagini che esplorano il rapporto tra
protezione, vigilanza e vulnerabilità attraverso la figura di un corpo avvolto in un telo blu notte.

Seduta e immobile, priva di volto, la figura richiama un’iconografia antica e riconoscibile: il manto, il capo
chino e la composizione raccolta evocano le Madonne della pittura sacra. La posa suggerisce inizialmente
una presenza protettiva, quasi devozionale, e costruisce l’idea di un rifugio ancora prima di rivelare ciò che viene protetto.

La narrazione procede per sottrazione e attraverso una progressiva alterazione del significato dell’immagine.
Nelle prime fotografie domina una quiete sospesa, priva di elementi esplicitamente minacciosi.
Successivamente, tra le pieghe del tessuto, emerge un’arma rivolta verso l’esterno. La figura sembra
assumere allora il ruolo di sentinella, come se stesse difendendo un confine invisibile e proteggendo
qualcosa al di là di sé.

Nell’ultima fotografia, però, questa dinamica si interrompe e si rovescia: l’arma viene rivolta verso l’interno.
Il gesto introduce una frattura nella lettura precedente e trasforma la figura protettiva in una presenza
potenzialmente minacciosa verso se stessa.

Quiete Apparente non racconta un evento preciso, ma costruisce uno spazio di ambiguità e interrogazione.
Il progetto riflette sulla condizione di chi è chiamato a proteggere e che, nel momento in cui la minaccia non
proviene più dall’esterno, si trova solo davanti alla propria vulnerabilità.

Anche il velo assume progressivamente un significato diverso. Da elemento apparentemente protettivo
diventa una superficie ambigua, capace di nascondere ma anche di isolare. Il telo protegge la figura dallo
sguardo esterno, ma allo stesso tempo la separa dal mondo e non può proteggerla da ciò che porta dentro
di sé.

Attraverso una messa in scena essenziale e una simbologia legata all’iconografia sacra, il progetto indaga il confine fragile tra cura e controllo, protezione e isolamento, devozione e pericolo. La quiete del titolo non coincide quindi con l’assenza di minaccia, ma con quella condizione sospesa in cui la minaccia è ancora
invisibile — o forse è già presente, ma rivolta verso l’interno.

Esposto presso: