Circuito OFF 2026

Gianfranco Guazzi

Guazzi Gianfranco, nato a San Lazzaro di Savena (BO) il 12/10/1955, bolognese di
nascita ma residente in Toscana da 40 anni.
Molti anni fa, la passione per la fotografia mi è stata trasmessa dal mio fratello
maggiore in “era analogica” e oggi sono approdato felicemente al digitale.
Da sempre la fotografia e, meglio ancora, la macchina fotografica mi da una
sensazione di piacere a prescindere dai risultati.
Membro del circolo fotografico Photoclub Mugello e di Officine Creative Italiane.
Grande interesse e passione per le mostre fotografiche, per i libri fotografici dei
grandi autori e non solo.
Quando posso e soprattutto quando non sono troppo lontani mi piace partecipare a
workshop organizzati da bravi fotografi contemporanei.
WS:
Sara Munari c/o Photoclub Mugello;
Antonio Manta c/o Photoclub Mugello;
Andrea Boccalini;
Marc De Tollenaere;
Stefano Mirabella;
Massimo Agus c/o Photoclub Mugello.
Immagino che scrivendo una “biografia” debba aggiungere anche i generi fotografici
che prediligo, sicuramente la street senza disdegnare paesaggio o reportage (vedi
anche il ricordo della vacanza o del viaggio con la famiglia). Fondamentalmente mi
piace scattare, e durante il COVID per me e credo per tantissimi altri fotoamatori sia
stato un bel rifugio, un vero toccasana.

Progetto

VITAM SILENTIO TRANSIRE
(Passare la vita nel silenzio)

Le suore di clausura sono sempre state un mistero per chi, come me, si è sempre domandato come facessero a dedicare una vita alla preghiera e al prossimo senza mai comparire e non mi sono mai dato una risposta precisa perché non avevo la minima idea di cosa ci fosse dentro a quei monasteri, dietro a quelle grate che impedivano la vista di chi fosse aldilà.
Capita, per caso, un giorno che si possa visitare un ex-convento di clausura.
La sensazione è quella di varcare una soglia che svela un mistero, si percorrono corridoi dove si affacciano le piccolissime celle con i letti e le loro lenzuola, le immagini sacre alle pareti, i segni di una vita trascorsa in preghiera.
Poi la soffitta con i bauli con gli abiti “civili” dismessi, i giocattoli dei bambini che venivano accuditi insomma una vita nella vita.
Per me un mistero in parte svelato.

Esposto presso: