Circuito OFF 2026

Giampaolo Antoni

GIAMPAOLO ANTONI

Sono nato e vivo in Toscana e ho sviluppato la passione per la fotografia intorno ai vent’anni.
Mi sono formato negli anni della fotografia analogica, della pellicola e delle fotocamere di medio formato, sono cresciuto lavorando e stampando in camera oscura e sono rimasto molto legato al mondo del bianco e nero attraverso il quale riesco a trovare anche oggi il mio miglior mezzo espressivo.
Nel corso del tempo ho svolto e cambiato molte attività ma la fotografia, come un filo conduttore, ha seguito i miei percorsi e segnato alcune importanti tappe della mia vita.
Ho sempre pensato alla fotografia come ad un potente strumento di interpretazione e indagine della realtà, capace di modellare e affinare la nostra comprensione e il nostro sentimento verso gli altri.
PREMI
2025 – Black And White International Photo Awards – Honorable Mention, Conceptual “Guardami”
2025 – La Forma Del Ritratto Open Call – Vincitore
2025 – CHEAP – Trust Utopia – Call for Artists, affissione poster “Guardami”, Bologna
2025 – ACI Pistoia Photo Contest – 3° classificato, categoria Street, “Gelato Siciliano”
2024 – Monochrome Photography Awards – Nominato – Italia
2024 – Lens Culture Award – Competition Gallery – Italia
2023 – Light & Composition – Nominato – Regno Unito
2023 – Light & Composition – Nominato – Regno Unito
2023 – ACI Pistoia Photo Contest – Finalista – Italia
2022 – Monochrome Photography Awards 2022 – Nominato – Italia
PUBBLICAZIONI
2025 – Edge of Humanity Magazine – “Street Photography in Berlin”
2024 – BacBac – Associazione Culturale – “The Ring”
2024 – Libro fotografico “Portogallo 1995-1999” – Raccolta
2024 – Libro fotografico “Portogallo 1995-1999” – I Bimbini Room e Nazaré
2024 – Libro fotografico “Portogallo 1995-1999” – Feste e Tauromachia
2024 – Libro fotografico “The Ring Of Berlin”
2022 – Libro fotografico “Soli”
2022 – Libro fotografico “Fatal Error”
2021 – Libro fotografico “Out There”
2021 – Libro fotografico “A Sandro Pertini”
MOSTRE
2026 – Biennale di Casablanca – Marocco
2025 – ECO, l’arte invade spazi inaspettati – Ospedaletto, Pisa
2025 – Affissione dei Dittici “Guardami”, Bologna – Trust Utopia
2024 – Operae / Galleria Giannoni & Santoni – Pietrasanta, Italia
2021 – Il monumento a Sandro Pertini / Priamar Museo Pertini Cuneo – Savona, Italia
2009 – Antologica – Spazio Danzarte – Pietrasanta, Italia
2000 – Personale – Il Portogallo / Villa Bottini – Lucca, Italia

Progetto

Portogallo 1995-1999

Estate, strade lunghe, percorse senza mai fermarsi davvero.
Il paese scorreva ai lati, ma restava, da qualche parte, anche dopo, come se attraversarlo non bastasse mai a finirlo.
Tra il 1995 e il 1999 ho vissuto in Portogallo a tratti, seguendo il tracciato di un festival itinerante per il quale lavorando come fonico, ma quello che mi muoveva davvero era altro, quel paese che ogni volta
si mostrava diverso, che bastava spostarsi di pochi chilometri perché qualcosa cambiasse, il ritmo, la luce, il modo in cui le persone occupavano lo spazio, ecco, quello vedevo quello mi interessava.
Mi ricordava l’Italia degli anni cinquanta. Un mondo non ancora uniformato, dove il territorio e le persone si muovevano insieme, dove i gesti e gli spazi avevano ancora lo stesso ritmo. Distese infinite di alberi da sughero, corpi che portavano dentro decenni di gesto ripetuto, figure e paesaggi sospesi in un tempo che sembrava immobile. Le persone si lasciavano avvicinare, sapevi di essere straniero, ma non ti sentivi mai estraneo.
C’era qualcosa in quel Portogallo che sembrava tenere insieme cose che altrove si erano già separate,
il lavoro, il tempo e le sue misure. Non era nostalgia, non conoscevo quel mondo, era piuttosto la percezione che qualcosa stava finendo, che sarebbe avvenuto un grande cambiamento.
Era quella sensazione a darmi una direzione, rispetto a ciò che fotografavo, ero li dentro e avrei voluto
trattenere quel clima quelle sensazioni. Quello che cercavo non era l’immagine giusta ma la qualità di
quel mondo provvisorio, in cui bastava distrarsi un momento per non ritrovarlo più.
Scattavo per questo, per cercare di resistere alla sua irreversibile direzione.
Trent’anni dopo sono tornato a quel materiale, su quelle pellicole, su quel pensiero che era sempre
rimasto in me come un debito che avevo con me stesso. Quel lavoro era parte della mia storia, del
modo in cui avevo imparato a guardare. Dovevo tornare.
Molte delle persone di quel tempo sono scomparse dalla mia vita, ma certi volti, certi spazi mi hanno
accolto come se non fossi mai partito, gli anni li hanno attraversati, non cancellati.
Alcune pellicole erano state messe da parte, scatti mossi, esposti male, fuori fuoco, fanno parte del
lavoro e spesso sono la parte più onesta.
Molti negativi portano oggi i segni del tempo, graffi, polvere, emulsione perduta. Quei segni non sono
stati corretti. Fanno parte di quello che queste immagini sono, memoria che si consuma, come il mondo che ritraggono.
Dentro quei negativi c’era ancora il Portogallo di trent’anni fa, non una sua versione, non solo un
ricordo, il Portogallo.

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