Circuito OFF 2025
Manuela De Rosa
Manuela De Rosa nasce a Roma nel 1975. Laureata in lingue con una tesi sull’approccio teatrale nella glottodidattica, diventa assistente di volo presso la Compagnia di bandiera italiana, portando spesso con sé la macchina fotografica nei suoi viaggi. Trasferitasi a Pisa si accosta alla fotografia di reportage in eventi Live, prevalentemente concerti del settore indie rock locali, spettacoli teatrali e performance. Nel 2016 si laurea in semiotica dell’arte presso il Dams di Bologna, con una tesi su fotografia, arte e display espositivo.
Attualmente vive in Toscana e continua gli studi in storia dell’arte a Roma. Si occupa di ritrattistica, fotografia di reportage per eventi e spettacoli, e sperimentazioni con media digitali. Ha esposto in mostre e festival a livello nazionale come il Wire Festival di Roma, a Lajatico, nell’ambito del Festival “Artinsolite” in collaborazione con il Teatro del Silenzio, al DAV Dipartimento di Arti Visive del Comune di Soresina (CR). Ha pubblicato per Arcana, blog e riviste di arte contemporanea. Collabora con associazioni culturali in ambito artistico e sociale.
Portfolio: premioceleste.it/manuelagiorgia
IG: @manuelagiorgiaphotos
Progetto
71°10’21”N Settantuno gradi Nord, 10 minuti, 21 secondi
71 gradi Nord, 10 minuti e 21 secondi, sono le coordinate della latitudine di Capo Nord, in
Norvegia, uno dei punti estremi dell’Europa e lo stesso dal quale nel lontano 1998 scattai alcune
fotografie, rigorosamente analogiche in bianco e nero. In realtà il promontorio di Knivskjellodden,
visibile in una delle fotografie e situato sulla punta Nord dell’isola di Mageroa, costituisce il vero
punto estremo settentrionale, ma spesso i turisti non sono a conoscenza di questo aspetto, come del
resto non lo ero io.
In poche parole, il punto di ripresa costituiva nella mia mente l’estremità del continente. La ricerca
di luoghi essenziali ed eccessivi nello spazio si accostava al mio interesse per una fotografia
fortemente contrastata, ispirata ai paesaggi e alla fotografia del regista svedese Ingmar Bergman.
Il paesaggio come elemento di confronto si fonde, a distanza di tempo, con immagini digitali,
realizzate in autoscatto, e sovrapposte attraverso l’elaborazione digitale. Successivamente
intervengono ulteriori elementi, tramite acqua e oggetti, i quali ri-fotografati si vanno a stratificare
sull’immagine originaria.
L’evoluzione delle tecniche fotografiche e le possibilità di elaborazione digitale pongono in essere
orizzonti e domande sul ruolo della fotografia. Questa serie vuole porsi come manifestazione di un
percorso personale, condensando in una sola immagine, scelte e sperimentazioni realizzate in più di
vent’anni, anche se realizzabili in pochi minuti con le tecnologie di oggi, se non per il viaggio, il
quale richiede ancora tempi “analogici”, anche se sempre più rapidi.
I diversi livelli del tempo e gli esiti di un percorso personale, come le diverse esperienze che lo
portano a svolgersi restano forse uno dei maggiori aspetti di specificità umana della fotografia, la
quale, sebbene soggetta storicamente al cambiamento, rimane testimone e scoperta dell’esperienza.
Esposto presso:
Nosy Be, Via Beccheria, 30
